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L´ultimatum di De Laurentiis: rischiano Donadoni e Marino
Processo nello spogliatoio: "Napoli da buttare"

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25 Settembre 2009 -- Raccontano di una furia: l´Aurelio De Laurentiis più agitato in cinque anni di presidenza azzurra. L´hanno visto piombare nello spogliatoio di San Siro alla fine del primo tempo, mercoledì sera, mentre il Napoli era sotto choc per la lezione dall´Inter. Tre gol al passivo in metà gara e una sconfitta da incartare e portare a casa, senza neppure attendere il 90´. Il peggio, tuttavia, doveva ancora arrivare. «Siete tutti da buttare via, spiegatemi che squadra è mai questa», ha perduto la pazienza il produttore cinematografico, in collera specialmente con il direttore generale Marino, Donadoni e lo stupefatto portiere De Sanctis. Frasi irripetibili, dopo lo sfogo iniziale. E nessuna risposta. Non era certo il momento giusto, del resto, per analizzare i gravissimi errori della campagna acquisti e quelli appena commessi in campo, nella impari sfida a Eto´o & C. La bufera s´è placata solo con il ritorno in tribuna del patron, che ha bevuto fino in fondo il calice della disfatta, prima di andar via.

Lo attendevano a cena nel ritiro della squadra, dopo la partita. De Laurentiis si è invece tenuto alla larga dal Napoli, preferendo la tranquillità di un ristorante milanese. Contatti interrotti fino a mezzanotte, quando il presidente ha consultato telefonicamente Donadoni per uno scambio di idee. Toni più distesi, questa volta. Ma la notte non ha riportato la calma. Solo sfiorato l´incontro coi giocatori, ieri mattina all´aeroporto di Linate. Il produttore, alle 9 in punto, ha preso il volo per Fiumicino. Mezzora dopo è toccato agli azzurri, destinazione Capodichino. Sguardi bassi e consegna assoluta del silenzio. Tra i più provati il portiere De Sanctis, finito suo malgrado nell´occhio del ciclone, responsabile del disastro di San Siro non più degli altri. Impresa disperata, salvare qualcuno.


Donadoni ci ha messo la faccia. «Mi dispiace per i ragazzi, ce la stanno mettendo tutta e non meritano questi risultati». Più severi i toni usati in privato, a cena dopo la sconfitta contro l´Inter e ieri mattina alla ripresa degli allenamenti a Castelvolturno. Il tecnico è stufo di vedere sempre gli stessi errori e pretende una reazione immediata con il Siena dopodomani. Ma ha la coscienza a posto. «Dieci ore al giorno di lavoro: più di così non posso proprio fare».

L´impegno, però, potrebbe non bastare a De Laurentiis. Né da parte di Donadoni, né da parte del dg Marino: pure lui sul banco degli imputati nella serataccia di Milano. Il presidente non aveva ancora visto la squadra in campionato ed è rimasto molto deluso dalla prestazione dei nuovi acquisti: De Sanctis e Zuniga. «Ma chi m´hai comprato...», l´hanno sentito urlare negli spogliatoi, rivolto all´operatore del mercato. Nel Napoli non ci sono più intoccabili. Donadoni e Marino sono entrambi a rischio. Saranno decisive le prossime due gare: contro il Siena (domani al San Paolo, serio infortunio al menisco per Santacroce) e sette giorni dopo all´Olimpico contro la Roma. De Laurentiis pretende risultati: almeno 4 punti. Il presidente si è dato soltanto altre due settimane. Il 6 o 7 ottobre, infatti, dovrà tornarsene a Los Angeles per altri impegni cinematografici. E prima vuole risolvere la crisi.

C´è in gioco un campionato e forse l´intero progetto Napoli, in parabola discendente. Donadoni ha le sue responsabilità: troppo turn over (Cigarini in panchina e Datolo in tribuna, con l´Inter) e poca elasticità nella scelta del modulo tattico. L´allenatore, però, deve pure far i conti con una squadra costruita male sul mercato, nonostante i 52 milioni spesi. Servivano giocatori di personalità, invece tutti i nuovi acquisti provengono da piccole società e non sono meno inesperti dei loro giovani compagni. La strategia del duo De Laurentiis-Marino, però, esclude l´arrivo di campioni già fatti e con stipendi troppo alti. E senza leader è difficile crescere.

Marco Azzi
La Repubblica