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"Per il calcio lascio il cinema"
Il produttore cinematografico, Aurelio De Laurentiis, prepara il suo futuro e quello del club annunciando due scelte.

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11 Marzo 2006 -- Il cinema è bello, ma il calcio comincia a piacergli di più. Aurelio De Laurentiis pensa al futuro e sorride: «Nel giro di quattro o cinque anni mi dedicherò esclusivamente al Napoli, che avrà bisogno di me perché sarà un fenomeno internazionale, mondiale». La location è la meno adatta per annunciare l’allontanamento dal mondo della celluloide: in un cinema, mentre si presenta l’ultimo film prodotto dal presidente del Napoli. Ci sono Carlo Verdone, Silvio Muccino e tante persone che vogliono sapere tutto della produzione, ma si finisce a parlare sempre di calcio: proprio Verdone ricorda «eravamo alla rush finale, bisognava limare gli ultimi particolari prima della distribuzione ed era domenica. Prima di chiamarlo accesi la radio: il Napoli aveva perso. Decisi che ci avrei riprovato la mattina seguente». Tanti sorrisi e mille aneddoti intorno alla presentazione del film «Il mio miglior nemico». Il presidente del Napoli spiega ancora una volta che «l’unico nemico del Napoli può essere il Napoli, perché la promozione in B può solo perderla». Non accetta la sfida su Carraro: è lui il miglior nemico del Napoli? «No, è il presidente della Federcalcio. Rispetta il suo ruolo», spiega De Laurentiis dribblando la polemica. Poi racconta la sua voglia di dedicarsi solo al pallone: «Da sempre le mie produzioni sono annunciate con ”Luigi e Aurelio De Laurentiis presentano”. Quel Luigi all’inizio era mio padre, oggi è mio figlio: il mio destino è essere il secondo nome, quello che trascina. Ma credo di aver trascinato abbastanza, posso anche pensare di dedicarmi all’altra passione».

Il calcio, appunto, che per adesso è una maniera per ricaricarsi dalle tensioni dei film, ma presto diventerà un lavoro a tempo pieno. Si torna su un tema caro al presidente del Napoli, quello del futuro internazionale del club azzurro: «Siamo alla vigilia di una grande rivoluzione nel mondo del football. Io l’ho vista in anticipo e sono contento di aver accettato questa sfida. Sarà una rivoluzione tecnologica che travolgerà quelli che non sono pronti: noi lo saremo, Napoli si divertirà molto nel prossimo futuro. Quattro o cinque anni al massimo». Ecco perché per quell’epoca, De Laurentiis si concentrerà solo sulla squadra azzurra. Niente di definitivo, naturalmente: «Anche perché per ora il calcio è il mio sfogo dalle tensioni del cinema, magari un domani sarà la produzione cinematografica a farmi rilassare dalle tensioni del pallone».

E siccome si parla di un futuro al vertice del calcio internazionale, è un obbligo immaginare una rosa di campioni: «Ma no, non è mai il caso di parlare di mercato. E poi io ho una convinzione: i divi fanno solo male alle squadre di calcio. io preferisco pensare a una squadra di giovani costruiti in casa, senza star che portano scompiglio nello spogliatoio». Insomma sembra che il Napoli dovrà rinunciare ai nomi altisonanti. De Laurentiis ride e racconta un particolare: «Qualche giorno fa a Milano ho incontrato Adriano in un albergo, mi sono fatto fotografare con il giocatore e avevo deciso di fare uno scherzo a giornalisti e tifosi annunciandone l’ingaggio. Poi ho pensato che avrei fatto venire un colpo ai dirigenti dell’Inter e mi sono fermato». De Laurentiis parla, gli attori lo guardano e sorridono: «Sapete che Carlo (Verdone n.d.r.) è terrorizzato dall’idea di venire al San Paolo? - ride il presidente del Napoli - Pensa che se il Napoli perde lui può essere considerato jettatore. La verità è che lui tifa solo per la Roma, una squadra che momentaneamente, ma solo momentaneamente, milita in un altro campionato». Si sente già proiettato verso la serie A, anche se cerca di evitare voli pindarici: «Sette punti di vantaggio non mi convincono fino in fondo. In questo campionato non ci si può rilassare nemmeno un momento. Ma Reja e Marino sanno cosa fare, io sono fiducioso...».

A cura di Paolo Barbuto - ilMattino -