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“Non siamo mercenari”
Il tecnico del Napoli difende i suoi uomini dopo i cori e gli striscioni della gara col Venezia

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11 Maggio 2004 -- E’ un Gigi Simoni rammaricato, quello che è intervenuto ieri pomeriggio nel corso della popolare trasmissione radiofonica ‘Radio Goal’ in onda dal lunedì al venerdì dalle frequenze di Kiss Kiss Napoli: “Non so più cosa dire, di conseguenza ebbene che dica poco…Niente…Andiamo avanti, cerchiamo di fare il nostro meglio per raggiungere la migliore posizione possibile, cerchiamo di mettercela tutta e di ottenere il risultato migliore. Però non è che ho molta voglia di parlare, devo dire la verità perché tutte le cose che stanno succedendo non mi riempiono né di gioia, né mi danno così la sensazione che sia apprezzato il lavoro che è stato”

Al tecnico non sono piaciuti gli striscioni ed i cori di contestazione che ci sono stati nel corso della gara di sabato scorso contro il Venezia, finita per la cronaca uno a uno con autorete di Carrera e gol di Dionigi (dopo che aveva fallito un rigore, facendoselo parare): “Sono dispiaciuto – ha detto Simoni – non perché non viene apprezzato il mio lavoro ma, quella di una squadra che ha dovuto superare delle difficoltà enormi e che adesso si trova ad essere trattata in un certo modo. Noi andremo avanti, ci sono cinque giornate, ce la metteremo tutta come sempre aldilà di chi ci vuol stare vicini e di chi non ci vuol stare vicini. Noi per il Napoli abbiamo un affetto particolare - prosegue Simoni - un attaccamento particolare e faremo di tutto perché oltre ad ottenere una tranquilla salvezza ci possa essere anche il rimpianto di una posizione migliore quindi, tutto quello che possiamo fare lo faremo senza tante chiacchiere come fa qualcuno”.

In particolare al tecnico del Napoli non sono piaciuti i cori “Mercenari…Mercenari…” partiti dalla curva, ma anche da altri settori dello stadio, anche se gli spettatori erano pochi: “Non è che ci vogliono i meriti per quello che abbiamo fatto e stiamo facendo, ma nemmeno essere trattato come un mercenario, perché voglio ricordare che la squadra non prende lo stipendio da sei mesi. Ci sono limiti a certe cose – continua Simoni - ci deve essere del buon senso che deve essere apprezzato. Non vorrei che fosse stato meglio arrivare come l’anno scorso all’ultima giornata, magari doversi salvare in un modo come un altro per avere cinquantamila persone allo stadio. Noi abbiamo avuto un anno difficile e vorrei ricordare che questo anno difficile non è iniziato per le difficoltà create dalla squadra, che se lo ricordino un pò tutti - chiaro il riferimento ai fatti di Avellino e ai teppisti che provocarono le cinque giornate di squalifica a porte chiuse -.Un evento sfortunato, un evento che la squadra ha dovuto subire con una sconfitta senza aver giocato la partita perché, non credo che la squadra abbia colpe perché ha dovuto fare cinque gare fuori casa senza pubblico”.

“Prima della gara di sabato venivamo da una vittoria esterna, di conseguenza, da sette partite positive e che succede? Ci troviamo la gente contro! Questo non mi sembra giusto! Ognuno deve fare quello che crede opportuno – ha detto Simoni visibilmente amareggiato - Capisco che sono anni che si soffre ma, questi anni, non sono stati vissuti da me, da noi, sono stati vissuti e portati avanti da altre situazioni. Ci vorrebbe po’ di comprensione a mio avviso: perché dopo quel disgraziatissimo autorete, che può succedere a tutti, invece di aiutare la squadra che ha difficoltà, si è pensato solo a contestare, poi abbiamo avuto un rigore, lo abbiamo sbagliato, ma sono cose che ci stanno , che possono capitare. Poi, però, abbiamo pareggiato, abbiamo sfiorato la rete varie volte con Vidigal, con Zanini, abbiamo preso una traversa, giocando con tutte le nostre forze in una giornata avversa a noi. Questo è un grande titolo di merito per la mia squadra – ha poi detto Simoni difendendo i suoi uomini - Siamo riusciti ad aggiustare una partita difficile e non mi si dica che non abbiamo giocato meglio del Venezia, perché questo da allenatore, da tecnico non lo accetto”.

Il tecnico ha poi concluso lanciando un appello proprio ai tifosi, inparticolare a quelli delle curve: ''Se vogliono parlare con me sono a disposizione, non mi va che si rovini un rapporto, perché non credo tutti abbiano alzate le spalle, qualcuno non è stato contento ma, secondo me, sbagliando, perché non ha centrato le responsabilità che secondo me sono di tutti e di nessuno, perché è stato un campionato sfortunato ne quale sono successo tante cose, tutti possono avere responsabilità in negativo, no gli undici che sono in campo che danno l’anima, che lavorano anche se non prendono lo stipendio da sei mesi, mi sembra che ci sia abbastanza attaccamento. In un periodo difficilissimo non hanno fatto pesare niente hanno continuato a lavorare hanno continuato a fare risultati. Vorrei ricordare che da quando sono venuto io eravamo quartultimi adesso abbiamo undici, dodici squadre indietro, mi sembra che abbiamo fatto un buon lavoro”.